Se questi sono uomini
Non vado in Chiesa e non apprezzo particolarmente questo Papa, ma resto francamente sconcertata leggendo su youtube i commenti a un video amatoriale che riprende la scena dell’aggressione del 24 sera, durante la celebrazione natalizia. Riporto i commenti senza commentare, purtroppo "parlano" da soli.
hahahahahahahahahahahaha!!!!! è solo l’inizio… era da aspettarselo k la gente impazzisse in questo mondo schifoso…
PACE a tutti =)

la rottura del femore per un vecchio di 87 anni implica di regola un decorso tragico.
c’era troppo amore si vede…
poi la gente che urla e’ imbarazzante… datevi fuoco se non avete visto mai qualcosa di piu brutto, bigotti fanculari

la tipa secondo me fa parkour a manetta….. ahahah
Caro Babbo Natale
Caro Babbo Natale,
portami un mondo migliore.
Fa’ che Berlusconi non trasformi il PDL nel Partito dell’Amore chiamando Sandra Milo e
e che Bersani non trasformi di nuovo il PD nel PDS, il Partito Dei Sith che lancia Moschee in testa a Maroni
e fa’ che di Pietro non trovi un coperchio per la pentola del Diavolone.
Fa’ che l’Amministratore Delegato delle Ferrovie non intitoli una nuova rete ferroviaria "Viaggi e pic-nic sottocoperta"
e che la neve, la prossima volta, ci avverta una stagione prima quando intende scendere
che da noi i trenini sono molto particolari: quando è estate sono troppo caldi e quando è inverno sono troppo freddi
E poi, Babbo, regala a escort e trans un domicilio fisso dove i politici possano andare senza bisogno di fare feste e usare l’auto blu
e non scordati le raccomandazioni e le strisce di coca, portagliene così tante da farli tutti contenti in modo che se la piantino di romperci i maroni…
Fa’ che il TFR non sia prelevato e che non diventi il Tuo Fondo Ridotto
E che il nuovo anno porti finalmente uno spiraglio su questa crisi che ci ha tolto panettoni e torroni.
E a proposito dei panettoni, non dire ai Leghisti che sono fatti con l’uva sultanina che viene dalla Turchia, che altrimenti mangeremo solo pandori
oppure panettoni con l’uvetta di Montepulciano.
Caro Babbo, sono molto triste per questo paese che non mi piace più
e questo mondo che non riconosco
Non puoi fare qualcosa invece di pensare ai cavoli tuoi e bere solo la Coca Cola?
Guarda che ti è venuta una bella panza.
Perché non ti fai un amaro Luciano?
E poi, con tutte le renne che hai, non puoi regalarcene un po’ così l’anno prossimo sappiamo come partire per le vacanze se nevica?
Babbo Natale, i bambini ti chiedono solo Nintendo, e le letterine le mandano con una mail:
non lo trovi un po’ triste?
Io sì, e guardo tutti questi alberoni colorati e penso che dovremmo tornare indietro,
a tanto tempo fa,
quando consumavamo meno e tu avevi meno da fare
anche se, diciamolo, non hai mai rischiato davvero la disoccupazione.
Hai scelto un lavoro sicuro, mica come quelli di Termini.
Ma non tutti hanno il posto fisso come te.
Tra l’altro ora che fno a quarant’anni siamo tutti bamboccioni
le letterine e le richieste sono aumentate parecchio, altro che crisi
Spero che con la tua tredicesima possa occuparti anche di chi non ti scrive e non ti chiede regali
e che fra un viaggio e un torrone
una slitta e un panettone
nel tuo sacco gigante tu metta anche un po’ di speranza:
regala a tutti i bambini del mondo un sorriso in più
e un problema in meno.
AVE MARIA N’INTENDO…
Non finirò mai di stupirmi. A volte perfino chi si occupa di faccende religiose…ne sa una più del diavolo.
Ecco l’ultima novità tecnologica: il rosario elettronico della Prex.
Non so voi, ma a me vengono i brividi.
Capisco, lo so che è passato molto tempo da quando le preghiere venivano trasmesse oralmente, ma da qui al rosario elettronico ce ne vuole.
Non commuovono le spiegazioni patetiche presentate sul sito: per i vecchietti che non si spostano, per insegnare ai bambini…
I vecchietti che non si spostano pregano a casa; perbacco, mica devono recitare l’Ave Maria al passo di tarantella! E i bambini, da sempre, hanno imparato lo stesso a pregare. Serenamente. Anche senza rosari elettronici.
Mi inquieta questa tecnologia commerciale che si inventa bisogni che non abbiamo, assolutamente inutili, e li spaccia come aiuti filantropici. Che schifo.
E noi, come polli, cadiamo su tutto. Ma proprio tutto.
Giacchè ci siamo, perchè non realizziamo un prete domestico che, come nell’ologramma di Guerre Stellari, ci recita una bella messa casereccia, magari serale che la domenica mattina alzarsi è fatica?
Io in Chiesa non vado, ma se ci andassi, se la frequentassi, vorrei continuare ad andarci. Con le mie gambe. E con la mia voce.
IL CIELO SOPRA ROMA
A volte basta davvero poco per stare meglio. Basta guardare per aria.
Lo faccio sempre, e sempre ne ricavo un respiro dell’anima, una dilatazione, un dolce sconfinare in luoghi che non so dire, e che per questo "sono".
Anche nel cielo invernale, in queste fredde giornate che anticipano la quiete delle giornate post-natalizie, mi perdo nei colori del cielo, lo faccio mentre cammino, o mentre attendo lo scatto di un semaforo con il mio scooter, lo faccio dalla finestra, accompagnata dallo sguardo acciambellato del mio gatto intento nel suo soave oziare. Lo faccio e mi sembra di allargare i miei confini, di essere meno "terra" e più "cielo", di scansare per un attimo, un attimo troppo breve, la gravità di questa materia che ci fissa, ci aggancia, ci radica ma allo stesso tempo ci tiene prigionieri nel suo divenire.
Ogni cielo, invece, dietro la mutevolezza dei suoi chiarori e delle sue nuvole di cotone, racconta di un tempo immutabile, di uno spazio senza perimetro, di altezze convesse e di magici destini.
Adoro alzare gli occhi per cercare il cielo. Ne seguo i giochi di luce fino a sera, fino a quando ogni stella si accende.
E mi sento felice. Così, senza motivo.
E’ come se i polmoni si allargassero, il cuore si dilatasse, e la testa penzolasse giù, finalmente inerte, ammutolita.
Il cielo della città va cercato, annusato. Sopra i palazzi, sopra gli scorci di grandi e piccole vie, ha i suoi angeli, come a Berlino.
Me li immagino lassù, a guardare i nostri piccoli, grandi affanni.
L’incapacità di fermarci, oggi, li ha resi ancora meno visibili. Ma a occhi chiusi, nella pausa di qualche profumo portato dal vento, può capitare di sfiorarne per un attimo l’arcana bellezza.
DOLCE PECCARE
Prendo spunto dagli ultimi commenti sul post precedente per parlare di un argomento a me carissimo: il cioccolato.
Tentazione, delizia, croce e godimento. Sono una cioccolatara convinta, almeno quanto Nanni Moretti (lo ricordate con la sua immensa Sacher?).
E, come tutti i cioccolatari convinti, ne adoro le declinazioni più classiche (Sacher, Tiramisu, Salame al cioccolato) ma ammicco anche agli esotismi (pasta al cioccolato).
Chiaro: il cioccolato fa bene all’animo. Lo tira su, lo solleva dalle quotidiane tristezze depositandolo su un Olimpo fatto di celestiali sapori.
E chissenefrega dei famosi "brufoli&ciccia": ne vale la pena. Ne vale davvero la pena.
Quell’istante di estasi, di beatitudine è il nostro riscatto.
Libera endorfine, combatte depressione e ansia.
Del resto, quando si pecca, bisogna peccare bene. Lo sa bene chi pranza o cena con me: quando si arriva al dolce, inutile ogni appello a tortine di mele o pere, mousse di crema, crostatine o gelati. Io finisco sempre per scegliere il dolce al cioccolato. Meglio ancora se accompagnato da un mare di panna.
Lo so, sono come quei bambini golosi che pasticciano con le loro manine e si infilano pezzi di cioccolata nel naso.
Ma non me ne vergogno.
E, come dicevo, se bisogna peccare, bisogna peccare "bene". Non vorremmo fare la fine degli ignavi di dantesca memoria? Se si prende il dolce, che dolce sia. E non c’è tentazione più…dolce, appunto, di quelle oasi di cioccolato.
Non aspetto il Natale, per questo.
Pecco spesso, pecco in continuazione.
Finirò nel girone dei cioccolati-dannati.
Sento già le fiamme dell’inferno, che tuttavia squagliano i pezzi di cioccolato rendendolo ancora più cremoso…
BUON COMPLEANNO A CHI?
Io non sono mai stata brava con i compleanni. Mi scordo perfino quelli dei miei parenti più prossimi, perfino quello di mia madre. Freud ci andrebbe a nozze. Io mi sono abituata, direi. A NON ricordarli.
Ma ora, con Facebook che ogni giorno mi segnala compleanni vari, è diventato un gioco da ragazzi. Ma non mi piace, questo gioco. Il "segretario" elettronico mi mette un po’ di tristezza. La "memoria affettiva" ha ben altro sapore. Un compleanno ricordato via computer (o via cellulare) è un po’ come quei messaggini tutti uguali che si mandano a natale o a capodanno. Quelli in serie, come la Ikea.
Anche questi "memo" mi stanno antipatici, sebbene ne riconosca l’efficacia. Un’efficacia assoluta. Stasera, per la prima volta in dieci anni, mi "sono ricordata" del compleanno di un mio carissimo amico. E andiamo a cena fuori. Offro io, è il mio regalino. L’avevo detto che questi memo non sono una gran trovata…
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